26 Aprile 2026 – IV di Pasqua – giornata di preghiera mondiale per le vocazioni
Il discorso di Gesù sul buon pastore porterà ad un drammatico scontro con i giudei, i quali alla fine vorrebbero lapidare Gesù, non per una qualsiasi azione cattiva – essi dicono – bensì perché “tu che sei uomo ti fai Dio”. La resistenza dei giudei a credere che Gesù sia, non un altro pastore, ma “il pastore” che guida tutti alla vita in abbondanza è, in fondo, la stessa resistenza di tutti noi a considerare la possibilità che esista una chiamata alla santificazione. A credere cioè che la nostra umanità, come quella di Gesù, sia abbastanza preziosa per contenere tutta la vita di Dio e che quindi Dio possa rivelarsi, non fuori di noi, ma dentro di noi e far emergere dentro di noi tutte le energie, le luci e le risorse perché la nostra vita tutta intera sia salvata e finalmente sia innalzata alla vita stessa di Dio.
La cosa non è per nulla scontata per due ragioni. La prima è che il buon pastore non deve salvarci solo da pericoli esterni ma innanzitutto da noi stessi che viviamo distratti e che possediamo una vita interiore offuscata dalla ricerca della comodità, dalla pigrizia e da mille false paure. C’è una sorta di perversità nella nostra umanità per la quale invece di desiderare di crescere e migliorare tendiamo ad autogiustificarsi, a rimandare, a nascondersi, a razionalizzare e ad auto-ingannarci. Per questo Pietro dice: salvatevi da questa generazione perversa e per questo Gesù dice che il pastore, dopo essere entrato nell’ovile, deve buttar fuori da esso le pecore, deve insegnare loro la via del rischio, della fiducia, del distacco da sé.
La seconda ragione è che questo buon pastore pur essendo stato costituito con la sua resurrezione Cristo e Signore viene a noi, non in potenza e forza, ma bussando alla porta. Dio viene a noi non come una legge, una dottrina, una evidenza ma come una voce che interpella la nostra libertà. Il cuore dell’uomo, dal canto suo, non risponde a regole o dottrine ma ad una voce, ad una relazione personale, ad uno che lo ama in maniera così gratuita da potergli affidare la propria libertà. In fondo il cuore dell’uomo ha bisogno di affidarsi ad un altro. L’annuncio Pasquale allora è proprio questo: Cristo è risorto. Egli vive e si fa presente nella nostra vita come il pastore si fa presente al gregge. Come Colui a cui puoi affidare la tua vita.
La cosa è drammaticamente importante perché se non apriamo a Lui la nostra libertà è alla mercede di tanti altri che non entrano per la porta e non bussano. Chi non affida la propria libertà a Cristo la perde a causa, dice Gesù, dell’estraneo, del mercenario, del ladro e del brigante e finalmente del lupo. Gli estranei sono gli idoli, dal denaro alla stima di sé, che ci alienano da noi stessi e dalla nostra vera vocazione ad amare. Mercenari oppure ladri sono gli uomini che possono essere a volte falsi amici interessati o altre volte nemici che vogliono privarci del nostro bene. Nel primo caso bisogna evitare di appoggiarsi ad essi piuttosto che a Dio, nel secondo caso bisogna evitare di temere costoro più di Dio. Ultimo dei nemici è il lupo che viene per uccidere e che è il demonio nemico della natura umana.
Questo lupo Gesù lo ha annientato, non con la forza e la violenza, bensì sostituendosi alla sua preda e facendo sì che in questo modo la morte, incontrando la vita abbondante, ne fosse assorbita. Gesù è l’unico che non aveva peccato, che non aveva mai pronunciato menzogna con la bocca e che dinanzi all’opposizione degli uomini invece di minacciare vendetta offriva sé stesso. Offrendo sé stesso in questo modo egli ha aperto un sentiero verso la vita in abbondanza, proprio a partire da dove i nostri sentieri si perdevano e incontravano la morte. Gesù ha nascosto la sua divinità nella carne, come si nasconde una medicina in un boccone da offrire a chi non la vuole, e quando la morte lo ha divorato la sua divinità ne ha distrutto il pungiglione. Alla paura della morte è stata sostituita la promessa dello Spirito Santo che è partecipazione alla vita di Dio.
Tutti sono chiamati – voi e i vostri figli, dice Pietro, ma anche i lontani. Solo accogliendo questa chiamata alla santificazione possiamo accogliere ogni altra chiamata a donare la nostra vita come ha fatto Gesù nelle diverse vocazioni della vita. Solo infatti chi ha la vita in abbondanza, la vita eterna, la vita dello Spirito Santo, può donarla agli altri.