17 maggio 2026 – ascensione A
Nel contemplare la scena evangelica di questa domenica colpisce la sproporzione che esiste tra la fragilità del gruppo dei discepoli e il potere immenso affidato a Gesù che con l’ascensione si innalza, dice Paolo, al di sopra di ogni principato, forza, dominazione. Da un lato vi è dunque uno sparuto gruppo di uomini ridotti a 11 dopo il tradimento di Giuda e vacillanti tra fede e dubbio. Dall’altro vi è un Gesù che, elevato al di sopra di tutto e di tutti, rimane in un atteggiamento mite di benedizione e non esita a chiedere a quei pochi discepoli di portare a tutti gli uomini una buona notizia. Se ci si riflette questo comando presuppone la fiducia in un potere sovrumano. Con quale autorità, infatti, i discepoli avrebbero potuto invitare all’obbedienza popoli diversi e sconosciuti? Con quale audacia avrebbero potuto dire loro che esiste un solo nome da invocare su tutta la terra, non un nome accanto ad altri, ma semplicemente un unico nome?
Una tale pretesa esige, di fatto, una certezza, un’energia, un’autorità appunto che non può dipendere dalle risorse di 11 persone vacillanti nella loro fede. Se Gesù può affidare loro questo compito è perché la sua ascensione introduce una novità radicale nella realtà che conosciamo. Quella di Gesù non è la prima ed unica ascensione nella Bibbia. Già Enoch era stato rapito per essere con Dio e il profeta Elia era stato portato in cielo in un carro di fuoco. Ma queste ascensioni erano escluse alla vista dei più e senza ritorno, cioè senza conseguenze per noi tutti. Adesso, invece, Gesù sale al cielo sotto gli occhi dei discepoli e lascia loro, non un ricordo, ma l’assicurazione di poterlo rivedere.
Questo implica che il cielo non sia più qualcosa di distante, sopra le nostre teste, una dimensione eccezionale il cui accesso è riservato a pochissimi privilegiati, ma una realtà che compenetra quella terrena e che si rivela a noi gradualmente per mezzo della fede. E dall’interno che ora i discepoli e tutti coloro che credono vedranno venire il Signore. San Paolo esprime questa nuova possibilità con una preghiera: che il Dio del Signore Gesù Cristo, Padre della gloria, cioè del cielo, illumini gli occhi del vostro cuore perché voi conosciate la misura di speranza che vi è affidata, la ricchezza dell’eredità che vi è stata donata e la sovrabbondante efficacia della sua potenza nei confronti della vostra nativa fragilità umana.
È vero che speranza ed eredità sono realtà che rimandano ad un futuro. Non di meno esse si riferiscono ad una possibilità concreta che può cambiare il nostro rapporto con la realtà oggi. Non preoccupatevi, dice Gesù ai discepoli, del futuro, cioè dei tempi che il Padre sceglie per dare compimento alle sue promesse. Sappiate che avrete energia dall’alto per vivere oggi in maniera nuova. Paolo si riferisce a questa promessa di Gesù quando dice che quell’energia che ha risuscitato Gesù dai morti e che lo ha assiso alla destra del padre, adesso opera in nostro favore.
Ogni cosa, continua l’apostolo, è stata posta sotto i suoi piedi – le nostre paure, le nostre fragilità, le nostre gioie esitanti e le nostre sofferenze spesso inconsolabili. Ogni cosa è stata posta sotto i suoi piedi non per essere annientata, ma per essere riempita dal suo amore e trasfigurata in modo che l’umanità sia gradualmente trasformata nella sua chiesa. Nel suo stesso corpo che adesso si sviluppa nella storia e un giorno sarà trasfigurato nella gloria. L’ascensione di Gesù sostituisce, all’interno del cuore di ogni credente e di conseguenza, all’interno della storia umana, il dinamismo degenerativo del peccato con un dinamismo di santificazione, di avvicinamento Dio e quindi di riconquista della perduta somiglianza originale che avevamo con Lui.
Andare nel mondo intero per fare discepoli, per annunciare, cioè, la sua signoria su ogni cuore, significa allora, anche qualora uno non uscisse dai suoi confini geografici, andare a tutte le circostanze e le interazioni, consapevoli della presenza del risorto accanto a noi e desiderosi che in tutte quelle situazioni accada la vita eterna, che cioè le persone si accorgano che tutto ci innalza ed avvicina a Dio se lo viviamo con fede. L’ascensione è il compimento della preghiera di Gesù: sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.