19 aprile 2026 – III domenica di Pasqua /A

Per annunciare la resurrezione di Gesù San Pietro si richiama al salmo di Davide che dice: Tu non abbandonerai la mia anima nel sepolcro e nemmeno permetterai che il mio corpo veda la corruzione. Con queste parole Davide preannunciava una cosa straordinaria: non solo che un’anima può essere sottratta agli inferi ma anche che un corpo può essere strappato alla corruzione. È così che Dio ha risuscitato Gesù innestando così la vita nella morte (S. Leone Magno).

Questo non è immediatamente evidente. Lo stesso Pietro deve ammettere: “permettetemi di dire con franchezza che il sepolcro di Davide è ancora tra noi.” Apparentemente tutto rimane com’era prima della resurrezione. Anche i discepoli di Emmaus devono ammettere, parlando con Gesù, che pur essendo passati tre giorni dalla resurrezione niente concretamente è cambiato nella realtà che loro conoscono. Eppure, senza rendersi pienamente conto di quanto vera sia la loro osservazione, riconoscono che in quella realtà che sembra così uguale a sé stessa, Gesù appare uno “straniero”, un viandante unico che introduce in essa una luce diversa.

Lentamente, infatti, Gesù risorto rivela ai due discepoli che all’orizzonte della loro vita e quindi all’orizzonte del destino dell’umanità non vi è più una tomba ma l’eucaristia, la partecipazione alla sua vita risorta e quindi la comunione con Dio. Pietro, direbbe che ponendo la loro fede e la loro speranza in Dio, possiamo passare da una vita vuota ereditata dai padri alla vita piena di spirito santo.  Non si tratta di un’esperienza straordinaria, di una sorta di superpotere. La vita nello Spirito Santo è “come voi udite e vedete”, insiste Pietro. Essa è la vita ordinaria vissuta però con una gioia nuova che deriva dal saper riconoscere in essa la presenza continua e consolante del risorto e dal saper riconoscere nell’ascolto della Parola di Dio la sua volontà buona che conduce la mia vita a salvezza.

Ma per imparare a vedere e udire nello Spirito Santo, cioè per acquisire la luce del risorto nello sguardo e nell’ascolto, occorre mettersi in un cammino di conversione. Non a caso Gesù richiama innanzitutto i due discepoli di Emmaus a conversione con un forte rimprovero: siete stolti e duri di cuore. La loro stoltezza deriva dal guardare alla realtà senza speranza, quasi il destino delle cose fosse ancora la tomba e non l’eucaristia. La loro durezza di cuore deriva dalla loro mancanza di fede, cioè nel resistere a riconoscere, come insegnano le scritture, che la volontà del Padre può realizzarsi anche attraverso la sofferenza e il fallimento del suo messia. Gesù quindi li aiuta a comprendere come tutto ciò che è accaduto a Lui e quindi tutto ciò che accade nella storia e nella nostra vita, non è il caso che ti cade addosso ma è Dio che sta salvando qualcosa di più prezioso dell’oro e dell’argento, qualcosa che è costato il sangue del suo Figlio.

In questa prospettiva la vita non è mai contro di noi perché tutto può concorrere al nostro bene se crediamo al vangelo che Cristo è morto ed è risorto per me. Dopo aver riportato la loro attenzione in tutto ciò che era accaduto a Gerusalemme e su come tutto trovava un riflesso nelle scritture Gesù provoca ulteriormente i suoi discepoli facendo come se volesse procedere oltre. Perché la vita risorta di Gesù agganci la mia povera vita spenta occorre che io mi faccia accogliente, che la mia accoglienza diventi sentita, vera, accorata come l’invocazione dei due: rimani con noi. Gesù non è la ciliegina sulla torta. È il fondamento del nostro vivere. Che ce ne accorgiamo o meno, senza eucarestia e senza la sua vita risorta non siamo abbastanza vivi. Questa nostra vita che tende a spegnersi come il giorno di Emmaus e deve essere continuamente rivitalizzata dalla speranza della vita eterna.

Non a caso Luca raccoglie tutti gli eventi della resurrezione in un unico giorno. Al mattino Gesù appare alle donne, più tardi a Pietro e agli undici e in serata ai due di Emmaus. In questo modo il tramonto della giornata, che normalmente richiama il tramonto della vita, da tempo di riposo diventa tempo di risorgere per tornare a Gerusalemme e da momento di separazione diventa il momento di comunione più vera con il Risorto, momento di Eucaristia con Lui e tra di noi perché prevalga l’amore sulla divisione, la speranza sulla disperazione o la rassegnazione, la vita su tutto ciò che genera morte.