Veglia pasquale 2026
Colpisce nel vangelo il contrasto tra l’immagine delle guardie che si ritrovano mezzo morte al momento della resurrezione e quella delle donne che invece, arrivate al sepolcro per vedere una tomba tornano sui loro passi correndo piene di gioia, una gioia così grande ed insolita da vincere Il loro stesso naturale timore. Il contrasto vorrebbe mettere in risalto il cambio di natura che dovrebbe accadere in chiunque crede al vangelo della resurrezione.
Come le guardie, tutti noi viviamo da persone deboli e tristi, che in fondo guardano alla vita come un sepolcro che nasconde un germe di morte. Viviamo una vita spenta, distratta a momenti da mille tentativi di evasione, ma fondamentalmente spaventata da tutto ciò che non può essere controllato e che quindi ripropone l’ombra della fine. Le donne che corrono piene di gioia a rincuorare i discepoli, al contrario, rappresentano l’umanità illuminata dalla fede nella resurrezione, che non guarda più alla vita come qualcosa che nasconde un germe di morte ma piuttosto alla morte come qualcosa che nasconde un germe di vita eterna e quindi comincia a vivere, anzi a correre forte e felice.
Le donne non hanno ancora visto il risorto. Trovano un Angelo che dona loro una parola, un Vangelo appunto: Io so che cercate Gesù il crocifisso. So che state attraversando la vostra sofferenza e la vostra delusione, piuttosto che scappare da esse. L’angelo, quindi le invita a fare memoria della sua parola e a guardare attentamente, non superficialmente la realtà: “ricordate quello che vi diceva e guardate dove lo hanno deposto”, dice alle donne. Se impariamo a guardare con attenzione ciò che accade ogni giorno e se impariamo ad amare le circostanze che viviamo, anche quelle che sembrano deluderci, non vedremo lui risorto ma vedremo noi stessi risorgere con Lui e cambiare da persone deboli e tristi che eravamo a persone forti e felici.
Siamo un popolo nuovo, che contrariamente al resto dell’umanità, si lasciano la morte dietro alle spalle e, come “morti tornati tra i vivi”, corrono verso una vita sempre più piena. In tal senso, l’angelo e poi lo stesso Gesù, invitano le donne a dire a tutti i suoi discepoli e quindi anche a noi, di tornare non al sepolcro ma alla nostra vita di sempre, alla nostra galilea, con la certezza che lui ci precede. Con la certezza cioè che egli ci ama per primo, che per primo ci viene incontro, ancor prima che lo cerchiamo, che per primo si fa presenza nella nostra vita, prima ancora che ce ne accorgiamo. Qui ed ora, nei nostri gesti e nei nostri sguardi, nel nostro gioire nel nostro soffrire, nel nostro vivere nel nostro morire Gesù ci precede.
Alla fine della vita davanti a noi non c’è un sepolcro ma appunto uno che ci ha preceduto nell’attraversarlo. L’energia di vita che la resurrezione trasmette non è ovvia perché non è visibile, non è verificabile in maniera immediata. Per questo qualcuno dei potenti ha potuto dire che Gesù non ha nessun vantaggio su Gengis Khan. Eppure, l’immagine dell’angelo che scende dal cielo, rimuove la pietra e vi si siede sopra dice esattamente il contrario. Se Cristo è risorto e ci precede Egli ha un vantaggio su tutto e su tutti. Egli è il primo e l’unico che ha vinto la morte e soprattutto il primo e l’unico che risorge non per vendicare, per distruggere e sopraffare, per giustiziare o umiliare ma per precederci, per aprirci un cammino e quindi per cercare e consolare coloro che lo hanno tradito o che si sono smarriti. Gesù è risorto per sottrarre non solo la nostra vita mortale ma anche il nostro amore debole alla tirannia della morte. Da questo sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita perché ora amiamo; amiamo con un amore sempre più forte e felice.