29 marzo 2026 – Domenica delle Palme /A

L’ingresso di Gesù a Gerusalemme suscita turbamento negli abitanti e una domanda: chi è mai Costui? Una tale reazione mette in luce la sproporzione che esisteva tra le grandi attese espresse dalla folla che grida “osanna al figlio di Davide” e la semplicità con cui Gesù – che nonostante tutto rimane in tutte le epoche della storia “uno sconosciuto” – fa il suo ingresso nella città santa. E, in effetti, anche noi, contemplando tutto quello che accade durante i giorni della passione dovremmo far risuonare nel nostro cuore la stessa domanda: chi è costui che soffre e muore per me? Solo una profezia e quindi solo una luce con la quale Dio illumina la nostra fede, può aiutarci a comprendere cosa davvero sta accadendo.  Ecco, dice Dio nel profeta Isaia, “colui che viene verso di te su un’asina è il tuo re.”

Cosa potrà mai offrire al mondo un re che viene in questa umiltà e che rinuncia a priori all’uso di qualsiasi atto di forza, fosse anche quello minimo di separare un’asina dal suo puledro? Un re, in effetti, non è semplicemente il più forte. Re è colui che possiede pienamente la propria libertà e che può quindi custodire quella degli altri. Gesù deve restituire agli uomini la loro libertà più vera e preziosa che è la libertà dal male e dal peccato di cui l’uomo è insieme vittima ed autore. Ma non aveva un altro modo di vincere il male che è in noi, rispettando la nostra libertà, se non permettendo che esso morisse in lui stesso che lo subiva, senza restituirlo.

Ed è questo che accadrà durante tutta la passione: tradito Gesù non rifiuta il perdono, insultato non minaccia vendetta, percosso e umiliato si lascia condurre come agnello al macello, acconsentendo liberamente a portare su di sé le nostre colpe e a lasciar morire in sé il male che riceveva. Sulla croce Gesù fa quello che nessun re avrebbe mai fatto: morire per primo e da solo perché il popolo avesse la vita, una vita nuova, libera finalmente dal peccato e dal male.

Nulla in apparenza sembra confermare che quello che Gesù ha fatto abbia realmente cambiato il mondo. Le cronache attuali suggeriscono che la logica del più forte, sia quella vincente. Sembrava così anche durante la passione. Eppure, fin dall’inizio Gesù ha reso chiaro che non aveva bisogno di nulla per vincere il mondo tranne un’asinella e il suo puledro, il minimo della cooperazione umana. Con quel poco Gesù riafferma che la logica dell’amore è l’unica che “buca” la morte e quindi apre il cammino a soluzioni impreviste e impensabili per la sola logica umana.

Se capissimo che anche la persona più disprezzata di questo mondo può diventare portatrice di Cristo … se liberamente sceglie il cammino del vangelo piuttosto che quello del mondo e quindi offre al Padre uno squarcio attraverso il quale manifestare agli uomini la sua gloria. Così scrive San Paolo: dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sottoterra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.