1° marzo 2026 – III quaresima / A
Le letture di questa domenica suggeriscono che quando Dio incontra l’uomo fondamentalmente lo chiama ad “uscire”. Nella genesi Abramo pur trovandosi già in terra straniera è chiamato ad uscire ulteriormente da tutto ciò che gli è familiare e che potrebbe essere per lui un legame terreno. Questo non per realizzare una qualche impresa particolare ma per diventare benedizione per tutti, il tramite di una “vita piena e luminosa che, come quella della trasfigurazione, viene da Dio ed è per tutti. San Paolo ricorda appunto che anche noi, attraverso Gesù Cristo, abbiamo ricevuto una chiamata santa, una chiamata cioè che implica un’uscita da ciò che è semplicemente mondanità.
Nel vangelo, infine, Gesù chiama a sé Pietro, Giacomo e Giovanni da soli e li conduce in alto, li invita a staccarsi un po’ dal loro mondo per scoprire che sono destinati a riflettere, attraverso i loro occhi e le loro persone, una gloria, una bellezza, una luce divina che né i profeti come Elia, né la legge di Mosè potevano offrire. Se ci pensiamo attentamente, una tale chiamata è così straordinaria, da sembrare astratta oppure umanamente irrealizzabile. Di fatto l’avvicinarsi della nube oscura da cui proviene la voce del cielo e la chiamata ad ascoltare il Figlio riempie i discepoli di paura e li porta a prostrarsi con la faccia a terra.
Questa reazione è più familiare di quel che si pensi. Perfino San paolo deve ricordare a Timoteo di non lasciarsi prendere dalla vergogna e dalla paura. Sono le dimensioni affettive interiori che paralizzano la nostra capacità di agire ma ancor più quella di amare, perché ci impediscono di credere che a noi è data una gloria all di là di ogni merito. Gesù si avvicina, dunque, tocca i discepoli e dice loro di non temere e di alzarsi in piedi. Il toccare di Gesù e l’invito “a risorgere” preannuncia una cosa fondamentale. Il fatto che quello che è accaduto sul Monte ci “tocca”, ci riguarda pienamente. La trasfigurazione, infatti, ci ricorda che quella vita divina che esisteva nascostamente in Gesù già prima della sua passione e resurrezione abita nello stesso modo, come luce nascosta, dentro di noi dopo il battesimo.
Essa, dunque, è destinata a crescere e manifestarsi attraverso la purificazione dei nostri cuori. Quella stessa luce della resurrezione che era presente “nascostamente” in Gesù ancor prima della passione e resurrezione, infatti, può passare di riflesso ad ogni credente. Il cammino quaresimale, dunque, non è altro che un invito ad “uscire” un po’ dal mondo per meglio disporsi ad “ascoltare” Gesù, ad aprirgli il cuore, a seguirlo e quindi a riflettere qualcosa di quella sua luce che si nasconde in noi.
San Francesco, nel suo testamento, ricorda che quando il Signore lo ha chiamato gli ha dato la grazia di amare i lebbrosi che prima detestava. Ha sciolto cioè quei legami che lo tenevano attaccato ai piaceri del mondo e gli ha dato il desiderio di un amore più vero. Questo cambio, conclude Francesco, gli dette il coraggio di “uscire dal mondo”, cioè di mettersi seriamente in cammino verso Dio. San Paolo spiega questa possibilità dicendo che Gesù, attraverso il mistero Pasquale, ha distrutto la morte. Letteralmente ha disattivato il potere della morte, ha eliminato cioè la morte non tanto come un evento singolo al termine di un’esistenza, quanto la morte come quella sorta di zavorra che ci trattiene verso il basso e ci impedisce di uscire da noi stessi, dalla preoccupazione ristretta di sopravvivere.
Facciamo fatica a credere che in noi possa abitare la forza della resurrezione, non solo perché percepiamo un dinamismo opposto, che è quello del nostro graduale decadimento esteriore, ma anche perché spesso ci sembra di non cambiare interiormente, di ritrovarci invischiati nei nostri soliti limiti caratteriali o nelle nostre abitudini. Eppure, la trasfigurazione vorrebbe persuaderci che proprio quando ci scopriamo freddi, svogliati, senza speranza, scontenti di noi stessi… proprio allora è il momento di rispondere alla chiamata di Dio a credere di poter cambiare. Il fatto che dopo la trasfigurazione i discepoli siano rimasti “con Gesù solo”, ci ricorda che la grazia si nasconde non in luci o visioni, ma nella nostra umanità. Soffri con me per il Vangelo secondo l’energia di Dio, raccomanda San Paolo a Timoteo. Attraversa cioè ogni difficoltà non a partire da quelle tue poche forze che percepisci, ma secondo la forza divina che non vedi e non senti ma che, per la fede, abita in te.