21 giugno 2026 – XII domenica anno a

Il racconto drammatico del profeta Geremia, che pur avendo parlato e agito a fin di bene, si ritrova calunniato e odiato mette in luce l’aspetto abbastanza contraddittorio dell’esistenza umana: la persecuzione dei buoni. Questo può avvenire anche in circostanze molto quotidiane come quando succede di essere incompresi o fraintesi, di essere trattati ingiustamente, di essere calunniati senza averne dato motivo… e questo non necessariamente da parte di persone malvage ma anche da parte di persone bene intenzionate, magari anche di persone ritenute amiche.

San Paolo spiega questa realtà umana contraddittoria sottolineando che la natura umana in quanto tale è ferita. Attraverso il peccato di Adamo, infatti, è venuta nel mondo la morte, la quale regna su tutti, anche su quelli che non hanno commesso una trasgressione formale simile a quella di Adamo. La morte regna su tutti non solo perché tutti muoiono fisicamente ma anche perché tutti essa tiene “sottomessi”, impedendo loro di godere liberamente della vita. La genesi descrive questa sottomissione dell’uomo quando dice che la prima reazione emotiva di Adamo dopo il peccato originale è quella della paura e della vergogna che lo porta a nascondersi.

Egli ha paura di Dio, ha paura quindi che l’amore non sia veramente affidabile, ha paura che il riconoscimento del proprio peccato porti all’umiliazione e alla vergogna piuttosto che al perdono, ha paura che la verità possa inchiodarlo invece di liberarlo e quindi non può vivere pienamente e non può amare nella libertà. La paura subita è il sentimento della persona in fuga, della persona che deve proteggersi, deve vivere in un costante atteggiamento difensivo e quindi quasi inevitabilmente deve tradire, mentire, pretendere e prima o poi inquinare ogni relazione con l’ipocrisia, la gelosia o l’ostilità. Non c’è soluzione umana a questa condizione.

Non di meno Paolo continua dicendo che il primo Adamo non rappresenta la conclusione dell’opera creatrice di Dio. Egli è soltanto il tipo di colui che deve venire dopo e il cui dono di grazia supera di gran lunga le conseguenze della trasgressione. Per quel dono, infatti, non solo vinciamo la paura di morire ma, più profondamente, ci viene data la possibilità di rivestire un’umanità rigenerata e quindi divenire capaci di accogliere lo Spirito Santo che ci insegna a vivere pienamente affidati all’amore del padre. Già il profeta Geremia, pur nel mezzo della persecuzione, poteva esclamare: Cantate al Signore perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori.

Gesù, nel Vangelo, rivolgendosi ai suoi dodici apostoli, quindi a quei discepoli che han preso seriamente la sua Parola, raccoglie l’invito del profeta con un triplice imperativo: non temete. Non temete gli uomini e quindi il loro giudizio, non temete di perdere la vita e non temete per il futuro. Quanto alla paura di perdere l’approvazione degli uomini Gesù ricorda che l’unico criterio di approvazione o meno è la sua Parola. Tutto ciò che egli insegna nelle orecchie di ciascuno è così vero ed efficace da poter essere gridato nelle piazze, cioè tradursi in testimonianza. E quello che egli suggerisce nel segreto ed è quindi accolto a livello personale ha sempre anche un valore universale e può essere gridato sui tetti.

Quanto al timore di perdere i beni Gesù ricorda che non accade nulla in questo mondo che sfugga alla volontà di Dio, anche se a noi gli eventi sembrano casuali o addirittura contraddittori. Di fatto perfino due passeri per i quali uno non darebbe più di un soldo non cadono senza che Dio lo sappia. Questo non significa che il futuro è garantito ma che c’è sempre un cammino anche attraverso le tribolazioni della vita per chi si affida al Padre. Finalmente per quanto riguarda la paura fondamentale di perdere la vita Gesù ricorda che la vita dell’uomo è più nella sua anima che nel suo corpo.

Occorre quindi temere di perdere l’anima prima ancora che il corpo e quindi coltivare l’unico timore ragionevole che è il timore del giudizio di Dio, il quale è giusto e al contempo misericordioso. Colui che può far perire sia il corpo che l’anima nella geenna, infatti, è anche Colui che conta i capelli del nostro capo e non vuole che uno solo sia perduto.