Domenica 25 ottobre 2026 -XXX / A
Saputo che Gesù aveva messo a tacere i sadducei, loro avversari, i farisei si riunirono per mettere alla prova Gesù. Evidentemente essi avevano già una loro risposta ma non si accorgevano che la loro stessa sospettosità evidenziava la loro mancanza di amore. L’amore, infatti nutre la fiducia e non il sospetto. Gesù non evita la questione ma allarga la prospettiva. Invece di citare un comandamento particolare si rifà alla professione di fede recitata quotidianamente da ogni israelita: ascolta Israele…amerai il Signore tuo Dio.
Questo, dice Gesù, è non solo il più grande ma anche il primo dei comandamenti. Esso cioè non ha soltanto più peso degli altri ma anche più forza, in quanto regge, tiene insieme, fa da fondamento sia alla legge che alle profezie. Esso è il primo, insomma, non solo perché più importante, ma anche perché è il comandamento senza il quale gli altri non funzionano. Questo allargamento di prospettiva non è di poco conto. Gesù sta dicendo che Dio ha dato il comandamento dell’amore, che di per sé non può essere oggetto di un’obbligazione, non come un dovere da assolvere ma come una grazia da accogliere che viene prima di ogni altra cosa, quindi anche prima di ogni sforzo ed iniziativa umana.
A tutto ciò Gesù aggiunge ancora che il comando dell’amore di Dio è simile al comando dell’amore del prossimo. È commovente pensare che Dio consideri ogni gesto di compassione fatto verso il prossimo come se fosse fatto a sé, dando così a quel piccolo gesto valore e dignità eterni. Non stupisce allora che nel progetto salvifico di Dio l’amore si sia incarnato nel Signore Gesù in modo da diventare visibile e quindi più facilmente imitabile da parte degli uomini. In uesto amoGesù possiamo riconoscere il comportamento di Dio tra gli uomini (Giussani).
Attraverso il battesimo, poi, noi riceviamo lo Spirito Santo in maniera tale che questo comportamento di Dio, prima visibile solo all’esterno, possa essere trasmesso anche all’interno di ognuno che crede. Al punto che Paolo può lodare i Tessalonicesi perché si sono fatti imitatori di lui e del Signore, cioè hanno riconosciuto in lui il comportamento di Dio. Nel cercare, dunque, di imitare lui e il Signore, essi, continua San Paolo, sono divenuti a loro volta esempio da imitare per tutta la Macedonia e l’Acaia. La missione è anche la testimonianza quotidiana che noi diamo del fatto che il battesimo funziona davvero nella nostra vita. Come, dunque, l’amore del prossimo si espande nell’amore di Dio così, per grazia dello Spirito Santo, l’amore di Dio si espande in quello del prossimo rendendolo sempre più luminoso e divino, quindi riconoscibile rispetto al modo umano di amare. Mentre questo, infatti, dipende dall’affetto e dall’affinità quello spirituale si caratterizza per la misericordia e la passione per la verità.
Nel libro dell’esodo, viene descritto e spiegato il carattere particolare di questo amore di Dio. Esso non tratta male lo straniero anche quando si sarebbe tentati di ignorarlo e di diffidare di lui. Non resta insensibile all’orfano e alla vedova e quindi alle categorie più deboli e vulnerabili della società. Non esige interessi su quello che si presta, non cerca di guadagnare ad ogni costo. Anzi, quando prende in pegno un mantello, lo restituisce prima di sera per non lasciare il fratello senza copertura per la notte. L’esodo descrive insomma un amore che supera le distanze, che si interessa dei più deboli, che è più grande di ogni interesse economico e considerazione mondana e che fa prevalere la misericordia sul giudizio e su ogni criterio di giustizia solo umana.
Non a caso il brano in questione termina con un’affermazione da parte di Dio che definisce sé stesso come Dio “pietoso”. La parola pietoso nella scrittura è usata soltanto per Dio e descrive un atteggiamento di misericordia incondizionata. È questa misericordia Che Dio vuole che passi da lui ai suoi figli e da questi a tutte le sue creature. Servendo questo Dio come ci insegna Gesù noi acquistiamo l’amore dello Spirito Santo, impariamo ad assimilare il comportamento di Dio che stravolge le consuetudini soltanto umane. In questo modo, poi, scopriamo con sempre maggiore chiarezza, che esiste una connessione tra il nostro io, gli altri e Dio stesso. Scopriamo cioè che quando amiamo nella verità gli altri, anche a costo di qualche sacrificio, inevitabilmente amiamo anche noi stessi, ritroviamo cioè la nostra vera identità di uomini, e ci disponiamo ad una vita piena di significato e veramente bella. E quasi senza accorgercene cominciamo ad amare lo stesso Dio con tutto noi stessi.