Domenica 15 febbraio 2026 – VI / A
Il libro del Siracide nota che l’uomo è l’unica creatura nell’universo cui è dato di scegliere in che direzione muoversi nella vita. Davanti a sé, infatti, egli ha sempre il bene e il male, i quali non sono iscritti in norme astratte ma nel tessuto stesso sella realtà, come l’acqua e il fuoco, e la cui scelta genera esiti spesso riconoscibili pienamente solo alla fine, come la vita e la morte. Questo pone l’uomo in una situazione esistenziale seria e in un certo senso pericolosa, bisognosa di aiuto. Proprio perché libero egli può anche ingannarsi e deve quindi acquisire quella sapienza che lo tiene orientato alla vita. I dominatori di questo mondo, ricorda San Paolo, si illudono di poter determinare il corso delle cose a partire soltanto dalle loro valutazioni e competenze. Per questo di fatto hanno disprezzato il Figlio di Dio e lo hanno crocifisso.
La sua sapienza, tuttavia, continua San Paolo, non è venuta meno e permane “nel mistero”. Ed essa è capace di far crescere le persone fino alla loro perfezione, cioè fino al conseguimento della pienezza della vita. Tale pienezza di vita non consiste solo nel raggiungimento di obiettivi umani ma nell’accogliere come un dono un destino che occhio non vide e orecchio non udì. Essa dispone a lasciarsi raggiungere da una gioia che non è mai salita da cuore umano, cioè che non viene da noi e dalla nostra esperienza o sapienza.
Quando Gesù, dunque, nel Vangelo dice: avete inteso che … ma io vi dico … egli si propone come maestro di questa sapienza che non è del mondo e che può essere perseguita solo con l’aiuto dello Spirito Santo. Come il Siracide, anche Gesù ricorda che ogni discepolo ha sempre davanti a sé una scelta libera da fare. Non si tratta però di scegliere solo tra la vita e la morte. Gesù ricorda che occorre scegliere tra il diventare grandi o il rimanere piccoli nel Regno dei cieli. Tra la corrispondenza ad una sapienza che fa crescere agli occhi di Dio oppure l’ancorarsi ad una razionalità solo umana che lascia alla fine la natura dell’uomo incompiuta.
A questo punto Gesù fa una promessa: se uno osserva ed insegna il minimo dei suoi precetti diventerà grande nel suo Regno. Una tale promessa ha un che di paradossale. Gesù sta dicendo infatti che non si diventa grandi a forza di volontà e facendo cose difficili. Di fatto è vero il contrario. Se uno prova ad osservare il più piccolo e il più facile dei suoi precetti, proprio questa osservanza minima, umile e fedele, lo farà crescere, lo farà cioè diventare capace di cose sempre più grandi fino appunto alla sua perfezione. In tal senso la giustizia che Gesù promette è sovrabbondante rispetto a quella dei farisei che si misura sulle sole loro forze e conoscenze.
L’adesione libera e fiduciosa all’insegnamento di Gesù, che spesso suona come “insolito” o estraneo alla sapienza umana, genera nel discepolo la disponibilità a lasciarsi condurre dallo Spirito Santo. Gesù nel vangelo delinea l’orizzonte di questa crescita o grandezza nell’amore dello Spirito Santo secondo tre direttive fondamentali: la mitezza, la purezza di cuore, intesa come fedeltà e integrità, e la sincerità. La mitezza implica soprattutto il contenimento dell’aggressività e del giudizio verso gli altri. Chi odia, disprezza o giudica, ricorda Gesù di fatto “uccide”, perché, anche senza spargere il sangue, pone un impedimento all’amore che è condizione per avere la vita in pienezza e soprattutto la vita eterna. La purezza di cuore e la fedeltà implicano la custodia, non solo degli atti esteriori, ma anche e soprattutto dei movimenti interiori del cuore.
Questa purezza non riguarda solo la dimensione della sessualità ma più in generale la fedeltà al bene nella sua integrità. Strapparsi l’occhio e tagliarsi la mano non significa tanto eliminare a tutti i costi ogni sorta di imperfezione nel proprio sforzo di perseguire il bene. Si tratta piuttosto di eliminare decisamente la pretesa di poter perseguire un male qualsiasi, solo perché è una piccola cosa. “Chiudendo un occhio”, diciamo. Il male non è mai piccolo, infatti, quando lo si sceglie in termini di predeterminazione. Finalmente l’invito a dire di sì quando è sì e no quando è no, non è solo l’invito ad essere sinceri con le labbra quanto quello a perseguire la consistenza interiore e quindi ad essere semplicemente se stessi in tutte le circostanze, senza pretendere, senza nascondere e senza mentire. La mitezza, la fedeltà e la sincerità, perseguite a partire dalle piccole cose, fanno crescere l’uomo nella sua capacità di accoglienza dello Spirito Santo. Più la creatura accoglie questo amore grande più essa diventa grande davanti a Dio.