8 febbraio 2026 – V / A

Quando Paolo ripensa alla testimonianza che egli ha dato ai corinzi fa un’affermazione paradossale. Sono stato in mezzo a voi, egli dice, non come uno “superiore” in qualsiasi cosa, ma nella debolezza, con timore e perfino con tremore esterno e visibile. Paolo non doveva nascondere le sue paure, dimostrare la sua sapienza o la sua forza. Egli si contentava di essere semplicemente sé stesso, con tutti i suoi limiti, consapevole che questa semplicità di vita è la condizione migliore perché la luce di Dio, che risplende massimamente nella croce, passasse attraverso di lui.

Sulla stessa linea il profeta Isaia si rivolge agli Israeliti, scontenti del fatto che Dio non sembrasse corrispondere ai loro digiuni e alle loro preghiere. La luce di Dio, egli dice, non è qualcosa da conquistare con i propri sforzi ma una grazia che passa attraverso la nostra vita nella misura in cui ci convertiamo dalla logica di chi ha sempre delle pretese verso Dio e verso gli altri alla logica di chi vive per illuminare, cioè per amare e servire: smettete, dice Dio ad Israele, di pesare sugli altri, di puntare il dito, di accusare e parlar male. Imparate invece a nutrire l’affamato, a vestire chi è nudo, consolare l’animo di chi è afflitto insomma a dare precedenza al bisogno dell’altro.

A questo punto verrebbe da obiettare: come posso dare precedenza all’altro se anch’io sono debole, pauroso, pieno di problemi. Dio risponderebbe a questa obiezione come nelle parole di Isaia: Eccomi. È la risposta del servo. È la promessa che nel momento in cui, a partire dalla nostra debolezza, cominciamo a dare precedenza agli altri, proprio allora Dio agisce con noi, quasi fosse a nostro servizio. Allora facciamo esperienza che mentre siamo ancora nell’oscurità, nel timore, nella debolezza possiamo trovare ugualmente il coraggio e la forza di amare, di renderci utili, di aprirci all’altro e che proprio allora, conclude Isaia, la nostra guarigione sorgerà rapidamente e la nostra tenebra diventerà luminosa. Quella, cioè, che ti sembrava solo una sofferenza inutile si rivela un’illuminazione preziosa, quello che ti sembrava un ostacolo diventa un’occasione, quello che sembrava distruggerti, umiliarti, limitarti si rivela ciò che ti libera dalle tue presunzioni e pretese, insomma ciò che il mondo eviterebbe come Croce si rivela sorgente di una luce nuova.

Gesù nel Vangelo vuole dare compimento a questa profezia. Egli ci ricorda che il senso della vita non è diventare visibili ma luminosi e che pochi riescono e vedere la differenza tra le due cose. E quei pochi che riescono a vederla si accorgono che non devono fare lo sforzo per diventare qualcosa di diverso da quello che sono già. Devono semplicemente prendere seriamente l’annuncio che l’unica vera luce del cosmo, che è Gesù Cristo, risplende dalla croce e quindi anche attraverso chiunque, a partire dalla sua debolezza, vive con la semplicità di chi si lascia amare e vuole amare a sua volta. La croce ci ricorda che Dio stesso sta nel mondo non con la preoccupazione di diventare “visibile” ma piuttosto con quella di illuminare chi sta nella tenebra. Il sale e la luce sono invisibili ma essenziali. Il sale incontrando il cibo sparisce in esso ma ne esalta il sapore. La luce, che viaggia silenziosa e invisibile nello spazio buio, incontrando la terra ne esalta i colori. Così colui che si converte alla logica di Cristo che è la logica della croce e quindi dell’amore come dono di sé, pur percependo se stesso come “invisibile”, sa di riflettere una luce e un sale, che non sono di questo mondo.

È solo a partire da questa luce e questo sale che la logica mondana delle contrapposizioni, delle rivalità e degli egoismi viene sostituita dalla logica della comunione. Da questa allora nasce la città sul monte, cioè una società ospitale, e prende luce la lucerna nella casa, cioè una vita familiare pacificata ed accogliente. La luce sul candelabro accesa nella casa è, infatti, tanto preziosa quanto quella del sole nel cielo. E a chi dicesse che nella propria famiglia c’è troppo buio Gesù risponderebbe: la luce sei tu! Nulla può nascondere questa luce tranne la stoltezza di chi la copre con il moggio, di chi preferisce, cioè, aggiustare il vangelo alle misure umane, piuttosto che permettere che la sua vita e il suo cuore si espandano nella misura di Dio.