Domenica 2 agosto 2026 – diciottesima domenica – A
Il Vangelo di oggi con la moltiplicazione dei pani prefigura il dono grande dell’eucaristia. Questo dono ci ricorda giornalmente due cose complementari. La prima è che il cibo materiale che sazia la nostra fame non è solo frutto del nostro sforzo ma originariamente esso è dono dell’amore di Dio che si manifesta nella sua creazione. Il Salmista prega così: gli occhi di tutte le creature sono a te rivolti, o Signore, in attesa. Sei tu che dai loro il cibo al tempo opportuno. Tu apri la tua mano e sazi il desiderio di ogni vivente. Questo implica che nessuno è veramente “proprietario” dei suoi beni ma piuttosto amministratore di quelli che Dio ha messo nelle sue mani per il bene di tutti.
La seconda cosa che ci ricorda il dono dell’eucaristia è che il cibo materiale non basta a saziare i desideri del cuore e che questi stessi desideri, che sono fondamentalmente desideri di vita piena e di felicità, devono essere prima di tutto riorientati a Dio. Perché, chiede Dio nel profeta Isaia, spendete denaro per ciò che non è pane e il vostro salario per ciò che non sazia? La sazietà dell’uomo dipende sostanzialmente dalla comunione con Dio: ascoltatemi e vivrete, porgete l’orecchio, venite a me, perché io voglio stabilire con voi un’alleanza eterna e quindi dare a voi l’esperienza di una vita eterna. L’esperienza di una sazietà che dura sempre, che non costa nulla, che è un dono gratuito e sovrabbondante.
La moltiplicazione dei pani vorrebbe appunto essere il segno del fatto che Gesù dà compimento a tutte queste promesse. Presi il pane e i due pesci, Gesù alza gli occhi al cielo, li benedice e li affida ai discepoli per la distribuzione. In questo modo la relazione di intimità che Gesù aveva con il padre nel cielo, e quindi la vita che lui riceveva continuamente dal padre nei cieli, viene resa disponibile per tutti. La guarigione delle malattie, che precede la moltiplicazione, è il richiamo al fatto che la vita che Gesù vuole donare al mondo, non è solo quella materiale che sazia per un momento, ma è la vita liberata da quella mortalità di cui ogni malattia è appunto il segno precursore.
Il dono di questa vita che viene dal cielo non rientra nelle normali aspettative umane. La folla non aveva chiesto quel cibo e gli stessi apostoli richiamando Gesù alla necessità di rinviare la folla gli fanno notare che non c’è né spazio né tempo per soluzioni diverse. In tutta risposta Gesù prova un sentimento di compassione. Per quanto egli stesso afflitto dalla morte del Battista e desideroso di stare un po’ da solo, non smette di considerare il bisogno degli altri e di guardare ad essi non con distacco ma con compassione, con affetto materno. La reazione di Gesù mette in luce come “tra la derelizione dell’uomo e la tenerezza di Dio vi è un legame inseparabile” (anonimo).
Certo, ricorda San paolo, apparentemente viviamo come prima, sopraffatti dalle mille difficoltà della vita: la tribolazione, l’angoscia, le persecuzioni, la fame, la nudità, la spada. Eppure, il fatto che Gesù abbia unito la sua vita abbondante con la povertà della nostra condizione umana, è garanzia che in tutte queste cose siamo più che vincitori, perché non le affrontiamo da soli. La vita di Gesu che vive in noi per la fede e per la partecipazione all’eucaristia è forza nelle prove, consolazione nella sofferenza e speranza incrollabile circa il fatto che, anche se le circostanze presenti possono essere per la morte, il nostro destino finale è una sovrabbondanza di vita. In tutte le cose noi siamo super vincitori. Non solo cioè possiamo affrontare la morte e tutte le circostanze che conducono ad essa, ma possiamo oltrepassarla.
Sono convinto infatti, conclude San Paolo, che né morte né vita, né presente e nel futuro, né angeli né, potenze, potranno mai separarci dall’amore di Cristo. Il discreto riferimento al fatto che sono i discepoli a distribuire il pane e che ne conservano dodici canestri di pezzi avanzati, rimanda al fatto che il dono di Gesù si prolunga nei secoli, fino a noi, attraverso la chiesa e permane in essa come dono inesauribile fino alla fine dei tempi. Se è vero che possiamo vedere nella moltiplicazione dei pani un’anticipazione dell’Eucaristia è anche vero che possiamo vedere in ogni eucaristia una promessa di moltiplicazione dei pani. L’eucaristia, infatti, nutre la nostra buona volontà affinché torniamo alla vita desiderosi di condividere piuttosto che di accumulare, di vivere come famiglia piuttosto che come individui isolati, di amministrare il poco che abbiamo pieni di fiducia nella Provvidenza piuttosto che vivere preoccupati della nostra sopravvivenza.