{"id":868,"date":"2022-02-12T11:43:48","date_gmt":"2022-02-12T10:43:48","guid":{"rendered":"https:\/\/combonianilimone.it\/?p=868"},"modified":"2022-02-12T11:43:48","modified_gmt":"2022-02-12T10:43:48","slug":"beati-voi-poveri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/combonianilimone.it\/?p=868","title":{"rendered":"Beati voi poveri"},"content":{"rendered":"<p><strong>Lc.6,17.20-26\u00a0 VI Dom. Anno C<br \/>\n<\/strong>Ges\u00f9, dopo aver scelto i Dodici sul monte, scende con loro verso un luogo pianeggiante, dove si trova una gran folla di discepoli e \u201c<strong><em>un gran moltitudine di gente<\/em><\/strong>\u201d proveniente da diversi luoghi. Tutti volevano toccarlo, sentirlo vicino. Quindi sembra che Ges\u00f9 discenda dal monte per farsi vicino a quelle persone, alle loro storie intrise di povert\u00e0, malattia, mancanze e bisogni.<br \/>\nLuca riporta il primo discorso di Ges\u00f9, rivolto innanzitutto ai suoi discepoli e in sintonia con l\u2019autopresentazione fatta nella sinagoga di Nazareth: \u201c<strong><em>Lo Spirito del Signore\u2026 mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai poveri<\/em><\/strong>\u201d. \u00a0Si tratta di quattro beatitudini in contrapposizione a quattro \u201cguai\u201d.<br \/>\nCiascuno di noi pu\u00f2 vivere nella benedizione o nella maledizione. Come i discepoli a cui Ges\u00f9 si rivolge, anche noi siamo invitati a fare una scelta di vita, perch\u00e9 possiamo pensare di seguire Ges\u00f9, ma percorrendo un cammino sbagliato. Possiamo assumere uno stile di vita secondo il vangelo o secondo la mentalit\u00e0 di questo mondo; confidare in Dio o nell\u2019uomo. Ges\u00f9 dir\u00e0 che non si pu\u00f2 servire a due padroni: Dio o le ricchezze (Lc.16,13). A Ges\u00f9 non interessa discepoli perfetti, ma, anche se fragili, sinceramente disponibili a seguirlo e collaborare con Lui.<br \/>\nI poveri sono coloro che, come Lazzaro (Lc.16,20-22) o la povera vedova (Lc.21,3), hanno posto la loro fiducia in Dio. Nella Bibbia, il povero \u00e8 colui che cerca rifugio, sicurezza e speranza di salvezza solo in Dio, indipendentemente dalle sue condizioni economiche. Quindi non \u00e8 un peccato o maledizione essere ricchi, sazi o lieti, ma lo \u00e8 quando si pone nella \u201c<em>carne<\/em>\u201d la propria sicurezza, la propria felicit\u00e0. Il ricco, il sazio, gaudente \u00e8 colui che pensa di non aver bisogno di nulla, che si sente a posto, che accumula beni, pensando che tutto ci\u00f2 gli diano la salvezza.<br \/>\nIl vero povero \u00e8 Cristo. Lui andava i banchetti, entrava nelle case dei ricchi, mangiava con i peccatori, faceva festa, ma soffrir\u00e0 una morte ingiusta, senza ricorrere a una difesa umana, ponendo invece tutta la sua speranza nel Padre.<br \/>\nLe parole di Ges\u00f9 sono dirette a quella gente che piangeva, ai poveri, agli insultati e rifiutati. Loro sono beati non a causa della condizione di miseria o di malattia in cui versano, ma nel fatto che Dio aveva scelto di occuparsi di loro, prima che di altri. Il regno \u00e8 dei poveri perch\u00e9 Dio sta con loro.<br \/>\nLogicamente Ges\u00f9 non proclama \u201c<strong><em>beati<\/em><\/strong>\u201d, cio\u00e8 felici, i poveri per essere poveri, non annuncia la povert\u00e0 come un ideale di vita. La povert\u00e0 non fa felici nessuno.<br \/>\nLa povert\u00e0 non pu\u00f2 essere ridotta solo a una condizione sociale. I poveri non sono coloro a cui manca il pane, il tetto o le cose materiali. La povert\u00e0 \u00e8 la condizione esistenziale di ogni uomo\/donna. Possiamo dire che riguarda tutti noi. Possiamo accorgerci di essere poveri quando ci scontriamo con i nostri limiti, le nostre incapacit\u00e0 di potere fare tutto con le nostre forze, salute, mezzi, motivazioni. Se capisco di essere povero ho bisogno di Dio e degli altri.<br \/>\nQuindi il povero \u00e8 colui che \u00e8 cosciente di avere bisogno, mentre il ricco \u00e8 colui che pensa che sono gli altri ad aver bisogno di lui. Noi non abbiamo bisogno soltanto di essere nutriti materialmente o aiutati a superare i momenti di difficolt\u00e0, ma anche la necessit\u00e0 di sapere chi siamo e di conoscere la verit\u00e0 su di noi stessi, sulla nostra dignit\u00e0.<br \/>\nIl povero colui che \u201c<strong><em><u>no ha e non \u00e8<\/u><\/em><\/strong>\u201d, cio\u00e8 l\u2019uomo che per\u00a0 necessit\u00e0,\u00a0 fame,\u00a0 emarginazione ha perso la possibilit\u00e0 di realizzare il progetto o la vocazione che Dio ha pensato per lui, affinch\u00e9 possa sentirsi felice. Sono tutti coloro che sentono la propria vita schiacciata e inutile per la povert\u00e0 materiale, per la malattia fisica, per la violenza, l\u2019ignoranza, per il disprezzo sociale, culturale, economico, per la discriminazione sotto ogni tipo di forma, per le ingiustizie. Si tratta di persone che nella societ\u00e0 soffrono di privazione di mezzi, di peso sociale o politico per poter far valere i propri diritti, privazioni di onore, considerazione, stima.<br \/>\nDio si fa vicino a noi nella nostra consapevolezza dei bisogni, delle nostre mancanze.<br \/>\nInfatti, nei vangeli troviamo tanti mendicanti, a volte, anche ricchi. Mendicante \u00e8 <strong>Giairo<\/strong>, capo della sinagoga, che chiede a Ges\u00f9 di sanare la sua figlia. Giairo incontra Ges\u00f9, non nel suo ruolo, nella sua posizione sociale, ma nel suo bisogno, nella sua disperazione di perdere la propria figli (Mc.5,21-42; Lc.8,40-56). Mendicante \u00e8 la <strong>emorroissa<\/strong>, che ha speso i suoi averi per curare quella malattia che la tormentava da 12 anni, visitando vari medici. In quella condizione di povert\u00e0 incontra Ges\u00f9, che non solo la guarisce dalla sua malattia, ma la salva (Mc.5,25: Lc,8,43-48), dandogli dignit\u00e0 e speranza. Mendicante \u00e8 il <strong>giovane ricco <\/strong>(Mc.10,17-27; Lc.18,18-30), che, nonostante la sua religiosit\u00e0 e ricchezza, si accorge che gli manca qualcosa per essere felice. Ges\u00f9 non lo invita a \u201cfare\u201d qualcosa in pi\u00f9 per essere felice, ma di vendere tutto quello che ha in favore ai poveri. Il giovane ricco se ne and\u00f2 triste. Era convinto di potere essere felice solo con quello che ha e fa. Per Ges\u00f9, non saranno mai i beni materiali a renderci felici, ma qualcuno a cui affidare la vita (= vendere tutto). Cos\u00ec, quando facciamo la carit\u00e0 ai poveri, non basta offrire beni materiali, occorre che i poveri incontrino qualcuno nella loro vita. Quel qualcuno (cio\u00e8 ciascuno di noi) \u00e8 la pi\u00f9 alta forma di carit\u00e0: non dare cose, ma se stessi, come ha fatto Ges\u00f9 con noi. Carit\u00e0 significa \u201cesserci\u201d nella vita delle persone.<br \/>\nI \u201c<strong><em>guai<\/em><\/strong>\u201d (\u201c<em>beatitudini capovolte<\/em>\u201d) non sono una minaccia, una maledizione divina, ma un lamento funebre, degli ammonimenti rivolti ai ricchi, sazi, gaudenti affinch\u00e9 operino un cambio, una conversione e sappiano condividere i beni che hanno. Il Regno di Dio \u00e8 annunciato pure a loro, ma si sentono cos\u00ec autosufficienti e sicuri delle loro ricchezze, che oltre a chiudere il cuore al fratello necessitato, bloccano ogni tipo di rapporto con Dio.<br \/>\nSe la ricchezza riempie la nostra mente, il nostro cuore, non ci sar\u00e0 spazio per Dio, n\u00e9 per l\u2019altro.<br \/>\nNei vangeli troviamo alcune parabole che ci avvertono del pericolo dell\u2019attaccamento alle ricchezze: il ricco gaudente e Lazzaro (Lc.16,19-31): l\u2019abisso che li separa in vita continua oltre la morte, dove la situazione \u00e8 rovesciata; il ricco e stolto latifondista (Lc.12,13-21), chiuso nel proprio successo economico, considerandolo il fondamento della sua vita; il fattore infedele (Lc.16,1-8): invito a condividere la ricchezza disonesta. Possiamo aggiungere il Magnificat: \u201c<em>Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote<\/em>\u201d (Lc.1,53). I \u201c<strong><em>guai<\/em><\/strong>\u201d di Ges\u00f9 sono richiami a ciascuno di noi quando, nella nostra vita, diamo troppo spazio all\u2019IO e non a Dio.<br \/>\nAnche se Ges\u00f9, attraverso questo suo primo discorso, fa una proposta inconsueta e folle per attirare seguaci, cio\u00e8 costruire una Chiesa basata sulle beatitudini, contrarie alla logica umana di questo mondo, in effetti ci racconta chi \u00e8 Dio e che possiamo essere felici se ci riconosciamo bisognosi davanti a Dio.<br \/>\nLui ci invita ad assumere le sue stesse scelte nella nostra vita, il suo stesso stile di vita. Il suo discorso consiste in 4 beatitudini e 4 ammonizioni: non ci sono scappatoie, altre alternative.<br \/>\nTocca a noi fare la scelta: essere beati o stolti.<\/p>\n<p>Approfondimento<br \/>\nLimone 13 febbraio 2022 \u2013 VI \/ C<br \/>\nUna folla numerosa ed eterogenea si avvicina a Ges\u00f9 con bisogni ed attese di ogni tipo. Alcuni cercavano la guarigione del corpo, altri una liberazione spirituale. Tutti trovavano in Ges\u00f9 un sollievo per la loro persona e la loro vita e quindi in principio tutti avrebbero potuto sentirsi attratti e definitivamente conquistati dalla sua presenza. Eppure, proprio in questo momento di grande successo di pubblico, Ges\u00f9 fa un discorso che mette in luce un\u2019ineliminabile antinomia tra la vita che tutti sognano e la novit\u00e0 di vita che Egli propone ai suoi discepoli. L\u2019opposizione tra le quattro beatitudini ed i quattro guai descritta da Ges\u00f9 non \u00e8 un\u2019opposizione di classi o di categorie di persone ma di mentalit\u00e0 e di approccio alla realt\u00e0 che pu\u00f2 alternatamente esprimersi nel cuore e nella vita di ciascuno di noi, se non ci lasciamo costantemente richiamare dal Vangelo. Per questo Paolo deve tristemente rimproverare i cristiani di Corinto: come mai alcuni di voi dicono che i morti non risorgono? Non \u00e8 innanzitutto questione di credere se Cristo sia risorto o meno, ma piuttosto se noi che crediamo in lui risorgiamo oppure no. Credere che noi tutti risorgiamo, infatti, significa credere che noi fin da ora siamo fatti per qualcosa di pi\u00f9 che non la sopravvivenza o fosse anche la soddisfazione dei bisogni pi\u00f9 immediati della nostra vita. Se anche noi risorgiamo l\u2019orizzonte della nostra vita e quindi di ogni nostra motivazione si sposta verso l\u2019infinito. Non semplicemente l\u2019immortalit\u00e0, cio\u00e8 il prolungamento di questa vita, ma verso una pienezza di vita che prima non avevamo e che fin da ora chiamiamo e sperimentiamo come vita eterna. Paolo insiste su questo punto: se noi abbiamo creduto in Cristo soltanto in questa vita, cio\u00e8 se la nostra fede non aggiunge nulla ad una vita come quella di tutti, anche decente, siamo da commiserare pi\u00f9 di tutti, perch\u00e9 una vita costruita sul nulla \u00e8 sprecata, non \u00e8 vissuta. Il discorso di Ges\u00f9 allora mette in luce proprio il plusvalore di vita che Egli ha introdotto nel tempo e nella storia con la sua resurrezione rispetto alla nostra tendenza a considerare vita solo ci\u00f2 che noi sperimentiamo come \u201csoddisfazione\u201d: la saziet\u00e0 del corpo, l\u2019euforia di chi ride e crede di aver messo a tacere ogni bisogno emotivo, la tranquillit\u00e0 di chi pu\u00f2 soddisfare ogni bisogno materiale con i soldi, la falsa sicurezza di chi ha un posto al sole nella societ\u00e0 e si sente approvato dagli altri. Queste cose possono anche essere buone o utili. Non di meno esse di rivelano inadeguate, instabili e perfino illusorie se uno non apre gli occhi sul fatto che esiste una vita \u201cabbondante\u201d che non sgorga dalle circostanze esterne ma dal dono di Dio e che si manifesta laddove l\u2019uomo cessa di appoggiarsi solo a s\u00e9 stesso e si assume il rischio di appoggiarsi a Dio. Questo rischio di credere implica due cose: che la resurrezione di Ges\u00f9 non sia un\u2019opinione, un\u2019ipotesi, un mito \u2026 ma semplicemente un dato di fatto, un evento accaduto. E che questo evento \u00e8 efficace per noi tutti, per coloro che credono in Lui, ma fondamentalmente per tutti gli uomini. Perch\u00e9 \u00e8 un uomo colui che \u00e8 risorto: con unghie, capelli e ombelico.\u00a0 Uno, insomma, che avendo accolto la nostra vita umana nella sua carne, strappata alla nascita da quella si sua madre, l\u2019ha risuscitata perch\u00e9 tutta la vita umana si apra a quella eterna. Beati allora non sono quelli che stanno bene su questa terra ma quelli che risorgono. Non semplicemente quelli che un giorno risorgeranno. Essi allora non saranno semplicemente beati ma gloriosi. Beati sono quelli che oggi, credendo a Ges\u00f9 Cristo si fidano di lui non solo nel bene ma anche nel male e con Lui sperimentano come la sua vita risorta li sostiene nelle situazioni \u201cdifficili\u201d e li illumina nelle situazioni \u201cfacili\u201d perch\u00e9 non rischino di appoggiarsi solo a ci\u00f2 potrebbe restringere i desideri, circoscrivere gli interessi, anestetizzare il cuore. Geremia esprime bene questo restringimento dello sguardo e dell\u2019orizzonte di chi non si affida ad altro che alle sue forze ed ai suoi mezzi quando dice che l\u2019empio \u00e8 come un arbusto di poca durata che \u201cnon vede il bene che viene\u201d. Al contrario del giusto che \u00e8 come un albero duraturo e generativo che \u201cnon teme il male che viene\u201d. La provocazione di Achille Lauro che si \u00e8 battezzato da s\u00e9 durante un\u2019esibizione descrive al contempo un\u2019illusione ed una nostalgia tipica della societ\u00e0 post-cristiana. L\u2019illusione \u00e8 che la vita possiamo darcela da noi stessi e salvarla con i nostri sforzi. La nostalgia \u00e8 che, questa stessa vita, anche quella luccicante di un cantante, che pure resta precaria, ambigua, spesso ferita, possa un giorno davvero trovare una sua purificazione, una sua pienezza in qualcosa di semplice come l\u2019acqua del battesimo, che ora a molti appare solo un \u2018simbolismo\u201d senza efficacia reale \u2026 a meno che non sia tutto vero, fattuale, concreto: che Ges\u00f9 \u00e8 risorto e nel battesimo ci fa gi\u00e0 partecipare alla sua vita risorta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lc.6,17.20-26\u00a0 VI Dom. Anno C Ges\u00f9, dopo aver scelto i Dodici sul monte, scende con loro verso un luogo pianeggiante, dove si trova una gran folla di discepoli e \u201cun gran moltitudine di gente\u201d proveniente da diversi luoghi. Tutti volevano toccarlo, sentirlo vicino. 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